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Le origini di Borore si trovano tra storia e leggenda, numerose le documentazioni e i reperti che stabiliscono alcuni elementi certi sulle origini e la vita che si conduceva.

Narra  Juan Pedro Quessa Cappay (originario di Borore, rettore della Parrocchia di Borore e Noragugume dal 1736 al 1753 che che “Bissone, bisnipote di Jafet, figlio di Noè, nell’anno duemila e otto dalla creazione del mondo, eresse “nella fertilissima campagna a pianura che si trova nella regione del Marghine”, una torre da cui prese il nome di torre di Bissone e accanto a essa edificò il primo centro abitato, secondo le prescrizioni del Patriarca Noè.

Secondo l’autore, i resti della torre altro non sarebbero che il nuraghe di Bighinzone.
Duecentotrentotto anni dopo la venuta di Bissone, Ercole s’impadronì della Sardegna, ne divenne re e stabilì la sua reggia nella torre costruita da Bissone.
Fu proprio Ercole, chiamato anche “Oro Re Libio” a dare il nome a Borore: Oro Re con l’aggiunta di una B iniziale a ricordare Bissone (B-Oro-Re).

Fonte Wikipedia

Senza dubbio Borore ha sempre rappresentato un importante centro di sviluppo grazie alle fertili campagne ed alla posizione strategica e logistica.
Noto anche come granaio del Marghine per l’eccellente produzione di grano.
Tra i dati certi vi è la forte tradizione vinicola che è ampiamente documentata grazie ai ritrovamenti negli scavi archeologici del 2002, dove furono scoperti vinaccioli (i semi contenuti in un acino d’uva), antichissimi, carbonizzati dal tempo e databili intorno al 1200 avanti Cristo, 3.200 anni fa.

La scoperta ha dato risalto nazionale al sito archeologico di Duos Nuraghes , inoltre dimostra che le popolazioni nuragiche coltivavano la vite e producevano vino, ha permesso di capire che il “cannonau sardo, che fino a oggi si pensava fosse stato importato dalla Spagna.
Risulta invece essere di una varietà diversa da quella iberica e potrebbe essere nato in Sardegna”.
Sebbene le teorie ufficiali sino a questo momento riconducevano la nascita della domesticazione della vite nelle aree del Caucaso e della Mesopotamia e successivamente portata in Anatolia ed Egitto, infine nelle isole Egee e Grecia e da qui in tutta Europa.
Oggi si può affermare con certezza che quando arrivarono i Fenici, in Sardegna era già conosciuta la coltivazione e domesticazione della Vitis Vinifera.

“Il vino più Antico del mondo”

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